First week 🇬🇧 come mi trovo?

Hi guyss, finalmente vi scrivo dalla mia amata Inghilterra, non posso credere di essere davvero qui! È già trascorsa più di una settimana dal mio arrivo ed è letteralmente volata. Sabato scorso ho salutato la mia famiglia, i miei amici, la mia città e oggi sono qui, a Birmingham, nella mia nuova casa, nella mia nuova vita. Voglio raccontarvi come è andata la prima settimana e comincerò con il primo giorno, il giorno della partenza. È stato un giorno molto strano, pieno di emozioni contrastanti, di pensieri. Non riuscivo a realizzare che avrei lasciato tutto per sei mesi, che le mie abitudini sarebbero cambiate, che avrei avuto nuovi amici, che sarei andata in una nuova scuola. Dopo aver preso le valigie sono andata con la mia famiglia all’aeroporto. Salutare i miei genitori e mio fratello è stato molto strano. Eravamo davanti alla porta che ci separava dai controlli, la porta che, una volta varcata, avrebbe dato inizio alla mia nuova vita. Ho cominciato a piangere perché sapevo mi sarebbero mancati, non riuscivo a pensare a come sarebbe stata la mia vita senza di loro; allo stesso tempo, però, sapevo che quella che avevo davanti sarebbe stata l’esperienza della mia vita, l’esperienza che avevo tanto desiderato e atteso e che finalmente stava per iniziare. Salire su quell’aereo è stato molto emozionante. Mi sentivo indipendente, libera, coraggiosa. Ero da sola. Da sola stavo prendendo l’aereo, senza aiuti, senza nessuno che mi dicesse cosa fare. Da sola avrei iniziato una nuova esperienza, senza i miei genitori, senza i miei amici. Da quel momento in poi ogni cosa sarebbe stata frutto del mio impegno; avrei dovuto costruire tutto da me, mettere mattone sopra mattone per formare una nuova vita, una vita che mi piacesse e della quale essere soddisfatta. Guardavo fuori dal finestrino ricordando tutto il percorso che avevo dovuto affrontare per essere lì: il giorno in cui ho confidato ai miei genitori l’idea di passare un periodo all’estero, il giorno in cui sono venuta a conoscenza della borsa di studio, quando ho conosciuto i ragazzi del gruppo Itaca, l’ansia delle graduatorie, i vari fogli da compilare, i sogni, le speranze, i timori, la voglia e il desiderio di farcela. Passavano nella mia mente tutti questi pensieri e, per una delle poche volte nella mia vita, ero fiera e soddisfatta di me stessa. Ce l’avevo fatta! Ero lì, a un passo dall’inzio di una nuova avventura: il mio sogno si stava avverando.

Arrivata all’aeroporto di Birmingham ho iniziato a realizzare. Tutte le persone parlavano in inglese e, da quel giorno in avanti, avrei comunicato solo in quella lingua. Lì ho incontrato altri exchange provenienti dall’America, dall’Olanda e dalla Costa Rica e insieme siamo andati nelle varie abitazioni. Ho suonato alla porta ed è venuta ad aprirmi Jill, la madre. Ho conosciuto tutti i fratelli e dopo qualche ora è arrivato anche il ragazzo dall’Argentina, Emanuel. La famiglia è veramente carina, mi sento a casa quando sono con loro. La madre è sempre molto gentile e simpatica: si prende cura di me come se fossi una figlia. Inoltre i bambini mi trattano come una vera sorella: ogni giorno giochiamo insieme ad alcuni giochi da tavolo e sento già di voler loro molto bene. Anche Emanuel è molto simpatico, mi trovo bene con lui! È educato e per niente invadente; è bello trascorrere tempo con lui. Inoltre sabato c’è stato un incontro con altri exchange organizzato dall’agenzia. In questo modo abbiamo fatto amicizia con ragazzi provenienti da tutto il mondo che vivono qui e stanno affrontando la stessa esperienza.

A scuola mi trovo molto bene. Il primo giorno è stato davvero emozionante: al contrario di come pensavo tutti i ragazzi erano entusiasti di fare amicizia con me e si sono mostrati molto disponibili ad aiutarmi.
Per quanto riguarda le materie ho scelto psicologia, inglese e geografia. Mi piace molto inglese; al momento stiamo studiando “Othello”, “Equus” (un libro di Peter Shaffer) e “Il grande Gatsby”. Psicologia è abbastanza difficile perché il lessico utilizzato è specifico e non riesco a comprendere bene tutti concetti in inglese. Geografia sembra interessante ma dal momento che la classe era in gita ho assistito soltanto a due lezioni. Mi sarebbe piaciuto studiare matematica ma purtroppo era necessario scegliere tra questa e inglese e ho preferito inglese per migliorare la lingua.
La scuola è molto grande e organizzata in modo totalmente diverso rispetto a quella italiana. Questa fornisce libri e materiale didattico (come fogli, penne ecc) agli alunni; inoltre ci sono numerosi computer portatili che gli studenti possono utilizzare in ogni momento della giornata scolastica. Tuttavia trovo la scuola inglese di gran lunga più semplice rispetto a quella italiana. Ho provato a spiegare ad alcuni ragazzi il nostro sistema scolastico ed erano molto sorpresi. Per loro è inconcepibile studiare tante materie e avere molto studio da svolgere a casa. La difficoltà maggiore al momento è studiare e capire i concetti in inglese ma penso che non appena avrò padronanza della lingua sarà molto più semplice.Per il momento mi fermo qui, nei prossimi giorni vi racconterò il resto. See you soon 😘 Debora

+10 🇬🇧

Annunci

Ultimi giorni di scuola e vacanze 🎄🎆 

Ciao a tutti ragazzi, I’m back! Mancano ormai cinque giorni alla partenza e sono molto emozionata, non mi sembra vero! Questo periodo è forse il più “strano”, è un periodo di transito, di attesa: è un periodo in cui pensi talmente tanto alla tua futura esperienza che ti senti come se con la mente vivessi già lì ma con il corpo fossi ancora a casa. È un periodo maliconico, è quello delle ultime volte, degli ultimi saluti: l’ultimo giorno di scuola, l’ultima serata con gli amici, l’ultimo giorno con i parenti, l’ultima pizza di papà, le ultime lasagne della mamma. Gli ultimi giorni di scuola sono stati molto particolari: camminavo per i corridoi chiedendomi se tutto ciò mi sarebbe mancato, se, anche solo per un momento, mi sarei pentita della mia decisione. Guardavo i miei compagni, i professori, la nostra aula, sapendo che per sei mesi non li avrei più visti. È stata una sensazione strana, un concetto difficile da realizzare. Uscendo ho dato un ultimo sguardo a quella scuola che per gli ultimi tre anni e mezzo mi ha fatta impazzire, mi ha fatta piangere ma mi ha dato anche tante soddisfazioni e, nel mio cuore, sapevo che mi sarebbe mancato tutto ciò. Poi, dato il mio masochismo, ho messo le cuffiette nelle orecchie e ho fatto partire la canzone Je vole (se non la conoscete ascoltatela, rappresenta moltissimo questa esperienza a mio parere) e i miei occhi sono diventati lucidi. Je vole, io volo, mes chers parents, je pars, je vous aime mais je pars. (Cari genitori, me ne vado. Vi amo ma me ne vado). E lì ho iniziato a realizzare, ho iniziato a capire che non avrei fatto una vacanza, non sarei tornata dopo due settimane. Sarei partita e avrei lasciato tutto e tutti. E con la partenza mi sarei lasciata alle spalle anche la vecchia me. In quella scuola, fra quei banchi, sarebbe tornata una nuova persona. 

Natale è stato un bel giorno, l’ho trascorso con i miei parenti a mangiare e giocare a tombola. È stata, però, l’ultima volta che ho visto i miei parenti. Non riuscivo a realizzare. Dicevo “ci vediamo a giugno” ma nella mia mente era uguale a “ci vediamo la prossima settimana”. Capodanno invece l’ho passato con i miei amici ed è successa la stessa cosa. È difficile realizzare. 

In questi giorni sto preparando la valigia e sto uscendo con i miei genitori per comprare le ultime cose per la partenza. È bello come mia madre, che non è mai stata pienamente d’accordo a farmi partire, sia la prima che mi porta in giro e che mi aiuta a scegliere i regali per la hostfamily. È stato un grande passo avanti! A proposito di regali, ho comprato una presina con scritto “buon appetito”, una caffettiera e del caffè ai genitori; ai bambini invece dei giochi e degli album da colorare; al ragazzo argentino un mazzo di carte e devo ancora comprare i regali ai due ragazzi più grandi.

Per il momento è tutto, vi riaggiornerò presto 😘 

-5🇬🇧

Famiglia! 🇬🇧 Farò amicizia con le pecore? 

Ciao a tutti! Mi scuso se non ho scritto per tanto tempo ma sono stata molto impegnata con la scuola. Sono successe moltissime cose in questi mesi che spero avrò modo di raccontarvi! Ora però comincerò dalla più importante: finalmente mi è arrivata la famiglia

Era giovedì 1 dicembre. Mi ero svegliata con una strana sensazione, come se fosse una giornata speciale. Forse perché finalmente, nella grigia Milano, era spuntato il sole dopo settimane di pioggia o, forse, perché mio fratello aveva cominciato ad addobbare l’albero di Natale. Non so spiegarvi esattamente il motivo ma sentivo fosse un giorno diverso. Naturalmente il mio primo pensiero (come nei due mesi precedenti) Ã¨ stato aprire la mail e controllare se ci fosse qualcosa. Ma, come sempre, le uniche email arrivate mi annunciavano super offerte pubblicitarie. E basta. Sono andata a scuola a malincuore (per mia fortuna quel giorno si entrava alle 11). Come al solito non sono mancate le domande sul luogo in cui sarei andata e, come sempre, ho risposto che purtroppo ancora non sapevo niente. Sono tornata a casa ma non riuscivo a capacitarmi del fatto che, neppure quel giorno, avrei avuto notizie sulla famiglia. Mi stavo mettendo a letto per il mio consueto riposino pomeridiano (AHAHAHHA) e ho controllato, ormai senza speranze. E invece, a mia sorpresa, DUE E-MAIL. OGGETTO “PLACEMENT”. Ho cominciato a tremare e per dieci minuti mi sentivo totalmente incapace di fare tutto, non ero in grado neppure di leggere. Ho inviato un messaggio al gruppo Itaca e, dopo essermi calmata, ho aperto tutti gli allegati. Ma arriviamo alla sostanza: in che città sarei andata? Per tenervi ancora sulle spine vi dico che ero sicura al 100% che sarei finita in un paesino nelle campagne inglesi e scherzavo con gli altri ragazzi del gruppo Itaca sulla fattoria nella quale sicuramente sarei finita. Invece, dopo aver aperto la prima pagina, ho letto l’indirizzo: BIRMINGHAM. Ammetto che ci ho messo un po’ per realizzare, non ci credevo. C’era una possibilità su mille che potessi capitare in una grande città ed era il mio desiderio! (Vi lascio sotto qualche foto.) Birmingham è la seconda città più grande dell’Inghilterra e si trova nella fascia centrale. QUINDI NO, NON FARÃ’ AMICIZIA CON LE PECORE! A parte gli scherzi, non avrei desiderato località migliore. 

La famiglia è composta da sei persone: host dad, Mustafa, di origine turca, Jill, host mum, di origine scozzese e quattro figli: Kubilay, 19 anni, Yusuf 17, Kerim 6 e Metin 9. Inoltre avrò il double placement con un ragazzo argentino, Emanuel. (Sì, finirò per odiare il genere maschile ahahah) La mamma è un’infermiera mentre il papà è un imprenditore e ha un negozio nella città. Il figlio più grande non vive con la famiglia ma studia all’università in un’altra città inglese.La casa è molto grande: tre piani con 5 camere da letto e 6 bagni. Non mi hanno ancora spedito immagini della casa ma da Google maps sembra bellissima! Non vi svelo ancora niente perché non sono certa che sia quella ma appena avrò notizie più sicure vi mostrerò tutto. Comunque avrò una camera singola tutta per me! 

L’altra sera, dopo aver rimandato a lungo, ho deciso di mandare un messaggio su WhatsApp a Jill. Abbiamo parlato di tutto: mi sentivo come se la conoscessi da sempre. È dolcissima! Mi ha detto che non vede l’ora che io arrivi e mi ha detto di rassicurare i miei genitori dicendo che lei si prenderà cura di me. Inoltre mi ha mandato un audio in cui Kerim mi diceva che suona il pianoforte come me e che non vedeva l’ora di farmelo vedere. Ha una voce dolcissima, mi sono innamorata. Spero che andrà tutto bene, al momento mi sembra un sogno!

Per quanto riguarda la scuola frequenterò il college “Holte School” (metto una foto giù) e andrò con il mio fratello ospitante. Tra l’altro non conosco il suo cognome e non ho modo di contattarlo quindi sarà una grandissima sorpresa! 

Per il momento vi saluto e spero che il post vi sia piaciuto! Vi riaggiornerò presto, lo prometto. 

-20 🇬🇧


Come è iniziato tutto (parte 2)

“BORSA DI STUDIO PROGRAMMA ITACA INPS”

Stavo scorrendo le notizie sulla bacheca di Facebook e questa scritta mi è saltata immediatamente all’occhio.
Da quando avevo dieci anni partecipo ogni estate alle vacanze organizzate dall’Inps; anche quella a Londra era una di queste. Le ho sempre trovate divertenti e un ottimo modo per conoscere luoghi nuovi e persone provenienti da tutta Italia. L’Inps è un’associazione a favore dei dipendenti pubblici che, oltre al resto, mette a disposizione per i lavoratori dello Stato e per le loro famiglie un importo destinato a vacanze o esperienze di tale genere.

Dal momento che non avevo mai sentito parlare del Programma Itaca ho deciso, spinta dalla curiosità, di dare un’occhiata. E ciò che ho letto non mi sembrava vero: “Borse di studio destinate agli studenti meritevoli che desiderano frequentare un trimestre, un semestre o un anno scolastico all’estero.”
Ho fatto leggere immediatamente il bando ai miei genitori. Loro però hanno smorzato subito il mio entusiasmo, scoraggiandomi e dicendomi che non avrei mai vinto quella borsa di studio. E io ci ho creduto. Mi hanno convinta che non ce l’avrei fatta tanto che ho smesso di informarmi per evitare di avere una delusione ancora più grande.
Ho deciso però di fare lo stesso la domanda di partecipazione; sono dell’idea che almeno bisogni provare, non si sa mai nella vita. Dopo qualche mese, a gennaio, è uscita la prima graduatoria: ero 498esima e le borse di studio disponibili erano 860. In quel momento ho considerato l’idea che ci fosse una possibilità di realizzare il mio sogno. Ho cominciato quindi ad informarmi, a cercare agenzie, leggere blog di altri ragazzi che avevano già fatto questa esperienza. Poi, un giorno, ho cercato per caso su Facebook notizie relative al programma Itaca. Ho trovato una pagina dove si parlava della creazione di un gruppo su Telegram di ragazzi che, come me, stavano concorrendo per la stessa borsa di studio. È stata una sensazione bellissima! Potevo confrontarmi con persone che avevano il mio stesso sogno, condividere con loro i miei pensieri e le mie paure. Ho conosciuto tantissimi ragazzi in quel gruppo che, ora, sono molto importanti nella mia vita. Parlando con i miei genitori abbiamo concordato per un semestre in Inghilterra. A febbraio è uscita una seconda graduatoria. Non riesco neanche a descrivervi l’ansia che avevo, la preoccupazione di non riuscire a vincere la borsa di studio, la paura che il mio sogno diventasse polvere. E invece, il 12 febbraio – ricordo benissimo quel giorno – mi viene comunicato che risultavo vincitrice. Ho cominciato a piangere, a singhiozzare come una bambina. (Sì, sono una persona molto emotiva) È stata una delle gioie più grandi della mia vita: ce l’avevo fatta. Io, Debora, sarei andata a studiare sei mesi in Inghilterra. Dopo la bella notizia mi sono precipitata a contattare tutte le agenzie possibili e immaginabili. Ho fatto una serie smisurata di colloqui, passavo le giornate a fare paragoni tra le varie agenzie e ciò che proponevano. Alla fine, spinta da un senso di fiducia, ho deciso di affidarmi a Newlands. L’agenzia mi offriva un prezzo vantaggioso rispetto alle altre ed erano comprese delle gite ogni mese in luoghi dell’Inghilterra. E, per me che amo visitare e viaggiare, è una cosa bellissima. Inoltre la responsabile è sempre stata molto disponibile nei miei confronti e ha risposto a ogni mio interrogativo. Dopo aver fatto il colloquio e il test di Inglese ho iniziato a compilare il dossier. Questo consiste in alcune domande che permettono alla famiglia che mi sceglierà di capire il più possibile su di me. Tutto mi sembra finalmente reale!

Se c’è un cosa che ho imparato da tutto ciò è di non arrendersi mai, di provare sempre, di non badare a coloro che pensano che tu non ce la faccia. A volte anche ciò che sembra impossibile diventa realtà. E così è stato per il mio sogno.

Come è iniziato tutto (parte 1)

londra.jpg

Non riesco a descrivere bene come tutto sia iniziato. Forse la voglia di partire, viaggiare, esplorare. Forse il desiderio di essere più indipendente, di avere il mio spazio nel mondo. Non so bene cosa sia stato. Forse alcune cose devono succedere e basta. O forse è il destino a farle accadere.
Era una mattina della scorsa estate, una di quelle mattine noiose in cui muovi il dito sul mouse senza sapere esattamente cosa stai cercando. Ero appena tornata da una vacanza studio a Londra e la mia classica depressione post-viaggio si stava facendo sentire. Guardavo e riguardavo le foto di quella vacanza meravigliosa, dei posti fantastici in cui ero stata, delle splendide persone che avevo conosciuto. E nella mia mente continuavano a circolare le parole che avevo pronunciato a mio padre quando mi era venuto a prendere all’aeroporto: “Io lì ci vado a vivere”.
Spinta dalla voglia di realizzare il mio sogno, con un po’ di follia, ho digitato “vivere in Inghilterra”. Ho trovato molti siti che parlavano di come trasferirsi nell’isola e le città più belle dove vivere. Ma tutto era surreale: avrei dovuto aspettare almeno la fine delle superiori per fare una scelta così azzardata. Poi, non so come, ho avuto un flash. Un paio di anni prima una mia amica mi aveva parlato di un programma di scambi culturali; ricordavo che mi avesse confidato la sua idea di andare in America per frequentare il quarto anno. Non avevo mai sentito né conosciuto qualcuno che avesse fatto questo tipo di esperienza ma al momento mi sembrava la soluzione ideale. Avrei potuto finalmente realizzare il mio sogno!
Così ho cominciato a fare ricerche su internet: volevo capirne di più. Ho trovato varie agenzie che proponevano questo tipo di esperienza ma in tutte avevo riscontrato un grande problema: il costo era troppo elevato. Non potevo permettermi sicuramente di chiedere ai miei genitori una cifra così alta (per un anno in Inghilterra il costo è superiore agli 11000 euro.) Ho deciso però di parlarne con loro, di condividere l’idea che da un po’ avevo nella testa. Ricordo benissimo quel momento: ho chiamato mamma e papà in cucina e ho chiesto loro di sedersi. “Voglio parlarvi di una cosa importante. Voglio andare a studiare all’estero.” Mia madre è rimasta molto stupita all’idea, quasi offesa. Sentiva il mio desiderio come un’esigenza di scappare di casa, come un disagio che avevo nei loro confronti. Mio padre invece ha accolto molto bene i miei progetti. Così ne abbiamo parlato meglio ma, dispiaciuto, mi ha detto che purtroppo non avevamo tutti quei soldi. Ci sono rimasta molto male ma un po’ me lo aspettavo. Per qualche settimana ho deciso di non pensarci più, di rinunciare al sogno che per qualche momento mi era parso realizzabile.

Cosa mi ha spinto a diventare un’exchange student

20150813_171208.jpg

Immaginate di essere in un contenitore di vetro al centro di una stanza meravigliosa. Un contenitore che vi permette di guardare fuori, di ammirare le meraviglie della stanza ma non di uscire, di vivere in prima persona tutto ciò che vedete. Immaginatelo.
All’inizio vi sentite al sicuro, protetti; pensate che tutto ciò che avete nel contenitore vi basti, credete che sia sufficiente vedere da lì ciò che avete intorno; in fondo non avete bisogno di uscire. Poi, ad un certo punto, vi accorgete che la routine che fino al giorno prima amavate e apprezzavate oggi comincia a starvi stretta, come se non fosse più sufficiente. Cominciate a sentirvi come rinchiusi in una prigione, in un contenitore ormai troppo piccolo per voi.
Così una mattina vi svegliate e dite basta. Decidete che vi siete stancati di rimanere chiusi nella scatola, volete uscire, ammirare la stanza. E fate di tutto pur di uscire dal contenitore: date colpi forti, urlate, sperate che qualcuno vi senta e venga ad aiutarvi; volete che qualcuno vi porti a visitare la stanza, vi faccia conoscere tutte le meraviglie che avete sempre visto ma mai incontrato. Nessuno, però, sembra ascoltarvi; tutti procedono intorno a voi incuranti dei vostri desideri. Fino a quando, un giorno, qualcuno passa vicino al vostro contenitore. Voi fate di tutto affinché vi senta. Sperate lo faccia, desiderate uscire da lì più di ogni altra cosa. La persona vi sente, vi sorride e decide di aiutarvi. Ci vogliono mesi, anni, prima che questa riesca ad aprire il contenitore. A volte si blocca e pensa che farvi uscire non sia la cosa migliore, forse ha paura che voi non siate pronti a fare esperienza di ciò che c’è fuori. Voi, però, lo desiderate più di ogni altra cosa e, dopo numerosi sforzi, riuscite a realizzare il vostro desiderio: finalmente uscite dal contenitore.
All’inizio tutto vi fa paura e vorreste tornare lì dentro, dove eravate al sicuro. Poi, però, la meraviglia della stanza vi porta alla mente i motivi che vi hanno spinto ad uscire da lì, i motivi che vi hanno portato a battere tutti voi stessi per conoscere ciò che c’era fuori.
Così cominciate ad esplorare: finalmente tutto ciò che avevate sempre visto dalla scatola vi appare vivo e reale. E siete entusiasti di questo. Vi emozionate davanti a ogni singolo dettaglio di quel mondo che, per troppo tempo, è rimasto nascosto ai vostri occhi. E siete felici, tremendamente felici.
Ecco, se siete riusciti ad immedesimarvi in questa lunghissima metafora avete capito perfettamente le ragioni che mi hanno spinta a diventare un’exchange student; avete capito ciò che mi spinge a viaggiare, a dire basta alla routine così monotona che mi accompagna tutti i giorni. Avete capito la mia necessità di conoscere luoghi e persone nuove, la mia necessità di andare alla scoperta di nuove terre, di nuovi volti, di nuove vite.

If you think adventure is dangerous, try routine, it is lethal. (Paulo Coelho)